L’ufficio era vuoto, silenzioso. Lui stava chiudendo un report quando sentì i tacchi di lei nel corridoio.
Lei: «Ancora qui? Pensavo di essere l’ultima.»
Lui: «Cercavo una scusa per restare.»
Lei posò i documenti, vicinissima. Il suo profumo era ipnotico. «E quale sarebbe?»
Lui la fissò: «Guardarti senza interruzioni.»
Lo sguardo di lei mutò: non era più la collega riservata. Si chinò per sfiorarlo, la tensione palpabile. «Sai che rischiamo i guai…» sussurrò.
Lui sorrise: «I guai sono irresistibili.»
Lei accorciò le distanze, appoggiandosi alla scrivania. «Pensi che non me ne accorga di come mi guardi?»
Lui non si scostò: «Immagino ogni giorno di restare solo con te, come ora.»
Un istante sospeso. Lei lo fissava, le labbra schiuse. «Allora fammi vedere.»
Il bacio esplose, famelico. Le mani di lui la strinsero forte, lei lo attirò a sé con urgenza. Settimane di desiderio si liberarono in un attimo. Lui la sollevò sul bordo della scrivania e i corpi si cercarono senza più finzioni.
«Non fermarti… voglio di più», ansimò lei.
Camicie e bottoni volarono via veloci. Quando finalmente si unirono, l’ufficio sparì: restarono solo due amanti travolti da un ritmo istintivo, fatto di morsi leggeri e respiri corti. Lei gli graffiò la schiena, lui si perse nel calore del suo collo, fino all’apice consumato in un segreto complice.
Poco dopo, lei si ricompose con calma maliziosa.
Lei: «Domani fingeremo che non sia successo nulla.»
Lui: «Sarà difficile guardarti senza ricordare.»
Lei sorrise sulla porta: «Allora sarà il nostro segreto.»
Un ultimo bacio rapido e lei uscì, lasciandolo con la certezza che nulla sarebbe stato più lo stesso.

