Praticamente tutti i bambini tra i 5 e i 10 anni contraggono una dopo l’altra rosolia, morbillo, parotite, e least but not last, la varicella. Per i bambini millennial, durante l’anno, scattavano una serie di messaggi “virali”, senza bisogno dei social, del tipo “Cesarino cià ‘a varicella”. Inutile aggiungere che l’annuncio era un invito a partecipare al relativo “virus party”.
Queste riunioni di massa, fatte tanto per “togliersi il pensiero”, contemplavano la presenza delle mamme che in salotto spettegolavano del più e del meno e dei bambini concentrati in una stanza, la più piccola di casa, per favorire il contagio della malattia esantematica di turno.
Naturalmente, anche io partecipai a varie riunioni, mi presi tutte le malattie possibili, compresi raffreddori ed influenze, ad eccezione della varicella, che contrassi, pochi mesi dopo il matrimonio, in farmacia, dove lavoravo. Fu necessario fare un test di gravidanza a mia moglie, visto che anche a lei mancava la varicella per completare la collezione.
Immaginiamo che la pelle sia una tela bianca: ad alcuni virus (o batteri) piace dipingerla con puntini, bollicine o macchie. Questi “quadri d’artista” si chiamano malattie esantematiche.
A parte l’età a cui si sviluppano, dopo un’incubazione di 2 o 3 settimane, iniziano tutte con un esantema cutaneo (o rash), febbre non elevata e lievi sintomi generali come malessere e mal di testa.
Tipicamente il morbillo produce un’eruzione cutanea rossa; la rosolia, un rash rosato; la parotite, comunemente gli orecchioni, nessun esantema ma un gonfiore delle ghiandole salivari.
La varicella è caratterizzata da macchie rosse pruriginose (papule) che compaiono su testa, tronco, viso e arti, a ondate successive. Dopo 3-4 giorni, evolvono in vescicole trasparenti (“gocce di rugiada”), poi in vescicole e infine in croste.
Si calcola che i casi di varicella annui in Italia sfiorerebbero quota cinquecentomila. Nove diagnosi su dieci riguardano bambini fino ai 14 anni di età, mentre l’incidenza massima si registra tra il primo e il quarto anno di vita, specie in primavera.
Modalità di trasmissione della varicella
La varicella è una malattia infettiva altamente contagiosa, provocata dal virus Varicella Zoster (VZV). È normalmente benigna e guarisce nel giro di 7-10 giorni.
La trasmissione avviene da persona a persona per via aerea mediante le goccioline respiratorie diffuse nell’aria quando una persona affetta tossisce o starnutisce, o tramite contatto diretto con le lesioni tipiche.
La contagiosità inizia da 1 o 2 giorni prima della comparsa dell’eruzione e può durare fino alla comparsa delle croste. Durante la gravidanza, il virus può essere trasmesso all’embrione o al feto attraverso la placenta.
In generale, si consiglia di isolare i pazienti per evitare la diffusione del contagio. È raccomandato che i bambini colpiti dalla malattia non tornino a scuola per almeno cinque giorni dalla comparsa delle prime vescicole.
Tende ad avere un decorso più aggressivo nell’adolescente e nell’adulto, e può essere particolarmente grave se colpisce persone immunodepresse (persone con infezione da Hiv, persone sottoposte a chemioterapia, persone con malattie respiratorie croniche o in cura con steroidi per asma o altre malattie).
La terapia della varicella
La terapia antivirale determina solamente una modesta riduzione dei sintomi: non è raccomandata, anche se somministrata per via orale entro 24 ore dall’inizio dell’esantema. Nei casi più a rischio di complicanze si può ricorrere a farmaci come l’acyclovir.
Dunque, generalmente, il trattamento è solo sintomatico. Per alleviare prurito e febbre si possono utilizzare antistaminici per via orale, lozioni rinfrescanti, talco mentolato o bagni tiepidi (con bicarbonato o amido di mais), mentre per la febbre il paracetamolo.
I bambini con varicella non devono essere trattati con aspirina, perché questo aumenta il rischio di sindrome di Reye, una complicanza pediatrica rara ma grave. Mantenere unghie corte e pelle pulita previene le sovrainfezioni (tipicamente da streptococchi o stafilococchi). L’infezione fornisce una protezione a vita.
Le complicanze della varicella
Nei bambini sani le complicanze sono rare. Si verificano per lo più nelle persone immunodepresse, nei neonati e negli adolescenti o adulti. Possono verificarsi superinfezioni batterica delle lesioni cutanee, trombocitopenia, artrite, epatite, atassia cerebellare, encefalite, polmonite e glomerulonefrite. Tra gli adulti la complicanza più comune è la polmonite.
Se la varicella viene contratta da una donna incinta (nei primi sei mesi di gestazione) può trasmettersi al feto, causando una embriopatia (sindrome della varicella congenita); dopo la ventesima settimana di gestazione si può sviluppare una varicella asintomatica e successivamente Herpes Zoster nei primi anni di vita. Se invece la madre ha avuto la malattia da cinque giorni prima a due giorni dopo il parto, può verificarsi una forma grave di varicella del neonato, la cui mortalità può arrivare fino al 30%.
Dopo l’esposizione, nelle persone a elevato rischio, la varicella, si può prevenire o attenuare somministrando per via intramuscolare delle immunoglobuline anti-varicella-zoster, quanto prima e fino a 96 ore dopo l’esposizione.
La prevenzione della varicella
Fortunatamente esiste la possibilità di prevenire il contagio. Basta fare il contrario di quanto si faceva nei “virus party” citati.
Per evitare gli “ospiti indesiderati”, ci si può difendere in modo molto semplice. Bastano alcune misure che abbiamo imparato ai tempi del Covid:
- Lavarsi bene le mani
- Evitare baci e abbracci con chi è malato
- Coprire naso e bocca quando si starnutisce
- Se possibile, usare le mascherine
La vaccinazione per la varicella
In realtà, la vera prevenzione si fa usando il vaccino, la cui efficacia è stimata del 95% nella prevenzione delle forme moderate o gravi; del 70-85% nella prevenzione delle forme lievi. La vaccinazione va effettuata con due dosi: la prima dose a 12-15 mesi di età, la seconda dose a 5-6 anni. Il vaccino è sicuro e ben tollerato e la protezione sembra essere di lunga durata.
La vaccinazione è inoltre consigliata nei bambini più grandi, negli adolescenti e negli adulti che non sono stati mai vaccinati e che non abbiano ancora contratto la malattia, nelle persone che per motivi professionali hanno un maggior rischio di acquisire l’infezione (come il personale scolastico) o trasmetterla a persone ad alto rischio di complicanze gravi (come gli operatori sanitari), e nelle donne in età fertile.
È controindicata in gravidanza, oltre che nelle persone che hanno avuto una reazione allergica grave ad una precedente dose o a componenti del vaccino, e nelle persone con un deficit grave del sistema immunitario.
Le donne in età fertile dovrebbero evitare una gravidanza nel primo mese successivo alla vaccinazione.
Il Fuoco di Sant’Antonio: una bomba ad orologeria
L’infezione da VZV produce immunità permanente in quasi tutte le persone immunocompetenti: raramente una persona può sviluppare due volte la varicella.
Tuttavia, il virus non viene eliminato dall’organismo, ma rimane in stato latente (in genere per tutta la vita) nei tessuti nervosi.
Poi, anni dopo, capita che il virus si risvegli, a causa di un indebolimento del sistema immunitario, dovuto all’avanzare dell’età, o per l’impiego di alcuni farmaci immunosoppressori o, ancora, in seguito a uno stress ambientale (troppo caldo, troppo freddo, troppo sole) o emozionale.
Insomma quel virus può scatenare una specie di rave party cutaneo con tanto di bruciore e bollicine, l’Herpes Zoster, meglio conosciuto col nome di “fuoco di Sant’Antonio”. Una malattia che non si passa da persona a persona, ma può causare la varicella (a chi non l’ha mai avuta).
Come si manifesta il Fuoco di Sant’Antonio
Secondo le stime, circa 150.000 persone all’anno (ovvero il 10-20% delle persone che hanno avuto la varicella) sviluppano un episodio di Herpes Zoster, caratterizzato da una sintomatologia inconfondibile. Prima arriva una sensazione di bruciore o formicolìo (come quando stiamo seduti per troppo tempo su una sedia scomoda). Poi spunta una striscia di bollicine.
Infine arriva un dolore localizzato, che persiste anche molto a lungo, un fastidio spesso invalidante, soprattutto nella fase acuta. Il vero problema è infatti la dolorosissima nevralgia post-erpetica che ti sveglia di notte.
Una recente indagine rileva che il 98% degli intervistati giudica il dolore, persistente e “forte” e “insopportabile”; oltre il 40% dichiara che il dolore ha compromesso la sua vita professionale, mentre oltre la metà non è stato in grado di gestire autonomamente diverse attività quotidiane.
Come trattare il fuoco di sant’Antonio?
La durata media della malattia è di 5-6 mesi, ma considerato che può essere molto dolorosa e pruriginosa, può essere di aiuto un trattamento farmacologico con:
- farmaci antivirali, che contribuiscono a bloccare la proliferazione del virus e ridurre così il decorso della malattia;
- farmaci antidolorifici e antinfiammatori, per lenire la componente dolorosa;
- terapie antibiotiche topiche, per ridurre il rischio di sovrainfezioni batteriche.
Purtroppo il dolore ha la particolarità di essere molto resistente ai farmaci: solo un paziente su due riferisce un’attenuazione del dolore. Per questo motivo è determinante il ruolo della prevenzione.
Il ruolo del vaccino anti Herpes Zoster.
Fortunatamente la patologia può essere prevenuta con il vaccino, che aiuta a prevenire o attenuare i sintomi, indicato per le persone ultracinquantenni e nei soggetti fragili a partire dai 18 anni.
Il vaccino contro lo zoster protegge l’anziano per un lungo periodo: attualmente fino a 7 anni, ma ulteriori studi ci dicono che potrebbe essere più prolungato.
I livelli di efficacia sono molto elevati: sono prossimi al 100% nei soggetti tra i 60 e i 69 anni, superiore al 90% negli anziani di oltre 80 anni”. Un dato molto significativo poiché viviamo in un mondo che invecchia.
Ha inoltre dimostrato un buon profilo di tollerabilità anche nei pazienti immunocompromessi: il nuovo vaccino è composto da un componente strutturale del virus varicella zoster (VZV).
Il vaccino, che viene somministrato in due dosi a due mesi l’una dall’altra, ha anche il vantaggio di non essere termolabile (sensibile al calore), può essere quindi conservato più facilmente e, idealmente, somministrato anche dai medici di medicina generale.
Il vaccino antierpetico allunga la vita?
In realtà sembra che questo vaccino faccia di più: non eviterebbe solo una malattia dolorosa. Una recente ricerca suggerisce che il suo effetto possa andare oltre la protezione immediata. Gli sperimentatori hanno osservato che chi si era vaccinato mostrava segni di un invecchiamento biologico più lento rispetto ai coetanei non vaccinati.
Insomma il vaccino potrebbe aiutare a vivere in modo più sano, rallentando il declino correlato all’età, anche se restano da comprendere gli esatti meccanismi biologici.
Un risultato che invita a guardare ai vaccini non solo come a un trattamento preventivo, ma come a un possibile alleato per vivere meglio gli anni che passano.
Una prospettiva che potrebbe aprire nuove strade nella medicina dell’invecchiamento e nella definizione di strategie sanitarie orientate non solo alla difesa contro le infezioni, ma alla qualità biologica della vita.
Ma di questo parleremo in una prossima occasione.
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L’articolo Varicella e dintorni. proviene da Menslife Salute maschile – Blog dedicato a salute e prevenzione maschile.
